Il Corano e l'islam, Studio storico e geo-politico > Introduzione
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Il Corano : messaggio d’un dio criminale o d’un « profeta » male ispirato ?

Uno studio coordinato e redatto da Cadi Chérif Choukrane, presidente della Lega Europea Contro il Terrorismo REligioso (LECTRE)


Dedichiamo questo studio

  • a Taslima Nasreen,
  • a Michel Houellebecq,
  • a Pierre Bénichou,
  • a Tenzin Gyatso, XIV Dalaï-Lama, l'unico capo religioso che sia degno della nostra stima e del nostro rispetto,
  • e a tutti quelli che lottano contro l'uniformità di pensiero, la sclerosi intellettuale, il terrorismo religioso e la cecità politica.


Nota preliminare :


Il presente studio comporta numerose parole tratte dalla lingua araba. Queste parole sono spesso messe tra parentesi e in italico quando sono date come traduzione d’un termine tratto dalla lingua francese.

Si noterà tuttavia che la stessa parola può essere ortografata in parecchi modi diversi quando è scritto in caratteri latini. Così la parola « Corano » potrà essere ortografata qoran, qur’an, koran o alcoran. Ugualmente, la parola « califfo » potrà essere scritta khâlife, khalife o kalif.

Non ci si dovrà dunque stupire d'incontrare diverse ortografie della stessa parola nei diversi capitoli.

Ugualmente la traduzione di una parola araba può variare leggermente da un traduttore all'altro o a seconda delle fonti. Il Corano stesso è redatto diversamente a seconda delle scuole di traduzione. Una stessa idea può dunque essere espressa da termini diversi. E' così che il « califfo » (successore del profeta) può anche essere chiamato « emiro dei credenti » o « guida ». Può anche essere designato con la parola « imam » dai musulmani sciiti mentre questa parola non ha per niente questo senso per i musulmani sunniti.

Queste ambiguità di linguaggio proprie della lingua araba sono tali da disturbare i lettori ignari e noi abbiamo tentato di ridurle al minimo.

Il « Corano » (« recitazione » in lingua araba) è un testo di cui si parla molto da qualche tempo ma che pochissimi, eccetto i musulmani praticanti, conoscono bene.

E tuttavia, data dal VII secolo della nostra era. Dapprima insegnato oralmente dai primi partigiani d’un certo Muhammad (1), non sarà trascritto che dopo la sua morte avvenuta nell’anno 640.

E' un libro detto « rivelato » perchè è presentato come « santa parola di Dio » trasmessa al « profeta » dal « communicatore » solito dell' « Onnipotente », cioè l’arcangelo Gabriele. In questo caso, Mahomet non sarebbe stato che un semplice intermediario, una specie di « ricevitore » che si sarebbe limitato a riferire le sante parole intorno a lui. E' sulla base di questo principio della « religione rivelata » che i maomettani istituirono la legge coranica. Per loro, il Corano è la parola di Dio. Gli adepti dell’islam (2) non possono contestare questo dogma. Devono osservare il testo « alla lettera » senza cercare di scoprirvi un « senso recondito » (esoterico) e senza mai modificarlo. Per loro, Il Corano è eterno e immutabile. Ed è proprio qui che casca l'asino !

Si sentono spesso musulmani pretendere che Il Corano non può essere capito che dai musulmani. Certi vanno ancora più in là affermando che solo gli « imams » possono capirlo e commentarlo.

Tali affermazioni sono evidentemente false e non resistono ad un'analisi seria. Non servono che a negare il diritto, ai non musulmani, di studiare Il Corano, di analizzarlo e, a maggior ragione, di criticarlo. Infatti, se Il Corano è stato ritrascritto, è proprio per poter essere letto da individui che, a priori, non ne conoscono il significato. Basta dunque saper leggere per capire il senso delle surate e dei versetti che, secondo la legge coranica, devono essere considerati così come sono scritti. Un cristiano, un buddista o un ateo – se sa leggere – potrà dunque capire Il Corano nello stesso modo d'un uomo nato in terra islamica. Ma sarà molto più obiettivo riguardo il testo. Non sarà accecato dalle « tradizioni » e il dogmatismo fanatico come lo sono i musulmani « di nascita ».


Il fatto di negare ai non musulmani il diritto di studiare Il Corano è tra l'altro abbastanza ridicolo se si sa che questo libro contiene un numero considerevole di versetti che non sono nient'altro che i commenti degli Arabi maomettani sulla Torah ebrea e sulla Bibbia.

Numerosi sono d'altronde i versetti che sono attacchi in piena regola all'ebraismo, religione che costituiva la base delle credenze dei popoli del Medio-Oriente all'epoca in cui Maometto avrebbe ricevuto le sue « rivelazioni ». In ciò, Il Corano è un'opera violentemente « anti-ebrea » (3). Meno virulenti sono gli attacchi contro i cristiani, secondo « popolo del libro » dopo gli ebrei (secondo i musulmani). Così dunque, i musulmani avrebbero il diritto di criticare i « libri sacri » degli ebrei e dei cristiani mentre loro vietano che si critichi il loro. Ma guarda un po' !


  • L’islam è una religione tollerante oppure è la più intollerante di tutte le religioni che siano potute nascere nello spirito bizzarro degli uomini ?
     
  • Esistono incoerenze e paradossi nelle dottrine dei « dottori della fede musulmana » di cui sarebbero nondimeno perfettamente coscienti?
     
  • I versetti del Corano che vietano ai musulmani di discutere della loro religione con i non musulmani favoriscono o impediscono il dialogo ?
     
  • Il Corano è un'opera totalmente originale o non è niente altro che una cattiva riedizione della Torah ebrea e del Nuovo testamento ?
     
  • Il Corano è un libro di storia mistica o un guazzabuglio semplicistico e confusionario, nel quale i vecchi testi si mescolano all'esposizione di costumi tribali in uso presso i beduini della penisola arabica nel VII secolo ?
     
  • Maometto fu un profeta altamente tollerante e pacifico o il più perfetto mafioso beduino, capo di una banda di ladri e d'assassini ?
     
  • Il Corano è il messaggio di Dio rivolto a tutta l'umanità o è la fantasmatica autobiografia frammentaria e scucita di Maometto, racconto confuso della sua vita sociale, politica e militare, condita con l'esposizione delle sue preoccupazioni coniugali come delle sue decisioni prese in diverse occasioni ?
     
  • Certe surate, come la surata CXI detta d’« Abou-Lahab », hanno un aspetto esoterico o non sono che il riflesso diretto delle lotte intestine che avvenivano fra le tribù del deserto a quell'epoca ?
     

E', tra l'altro, ciò che determineremo nei capitoli seguenti.

L'altra parte del presente opuscolo (vedi sommario) consiste in uno studio analitico e commentato del Corano, surata per surata, versetto per versetto. Ha lo scopo di dimostrare, con gli esempi (4), la veridicità delle nostre affermazioni.

Carte Arabie

Su questa cartina, si vede che l’Arabia è compresa in un triangolo il cui lato situato a nord va dal Mediterraneo (Libano) al golfo persico lungo la frontiera irachena. Gli altri due lati sono le rive del mar Rosso e la costa oceanica (Yemen e Oman). Al centro, i deserti descrivono una specie di mezzaluna. La Mecca e Medina (anticamente Yattrib) sono città commercianti situate a poca distanza dal mar Rosso mentre la capitale dei Sauditi (Ryiad) è al centro.
Se le zone costiere dell’Arabia furono frequentate fin dalla prima antichità, il centro della penisola, molto inospitale e senza grande interesse, rimase praticamente sconosciuto fino al XIX secolo. Si capisce agevolmente che, in tali condizioni, gli usi e costumi delle popolazioni nomadi rimasero inalterate per più d'un millennio.

Nel suo libro "Le sette colonne della Saggezza", Thomas Edward Lawrence, disse « Lawrence d'Arabia », definì la regione in cui sono nati Il Corano e l'islam « ghiacciaia spirituale dove si conserva per l'eternità, pura da ogni contatto ma anche da ogni miglioramento, la visione dell'unicità divina ».

L’islam, così come è praticato ai giorni nostri, sarebbe una specie di « fossile » sociologico e religioso ?

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