Il Corano e l'Islam, studio storico e geopolitico > Paradiso e Inferno
traduction

chapitre 1bis

Paradiso e Inferno :
Il bastone e la carota

A propos du Paradis des musulmans
Chiunque creda che non ci sia altro dio che DIO, unico e senza soci, che Maometto è il suo messaggero, che Gesù è il servitore e messaggero di Dio, il Suo verbo messo al mondo da Maria e lo spirito emanano da Lui, e che il Paradiso è vero e l'Inferno è vero, sarà accolto da Dio in Paradiso. (Hadith di Bukari)

Il paragrafo riprodotto in alto è tratto da un'opera di Daniel Hourès. Questa « hadith » (parola o atto attribuito a Maometto) detta « di Bukhari » è una sorta di riassunto di ciò che ogni musulmano è obbligato a credere. E, fra queste credenze« di base », c'è il fatto di credere nell'esistenza d'un paradiso e d'un inferno.

Niente di veramente originale, in sé, poichè questa credenza è comune a numerose religioni. D'altronde, lo stesso Daniel Hourès ha ricordato, nel suo libro, che la religione inventata da Maometto non aveva niente di particolarmente originale. Ecco ciò che ha scritto a questo riguardo  :

A propos du Paradis des musulmans
La religione di Maometto, o l'islam, non contiene praticamente nulla di originale; è un intruglio confuso di paganesimo arabo autoctono, di Ebraismo, di Cristianesimo, di Sabeismo (Sabei: setta religiosa dei primi tempi dell'Islam), Di Hanafismo (da Abu Hanifa Al-Nu'man Ibn Thabit 699 -767, maestro di) una delle quattro grandi scuole giuridiche dell'Islam sunnita, adottate dall'impero ottomano) e di Zoroastrismo

L'islam si rivolgeva all'inizio al popolo incolto dei beduini d'Arabia. E per meglio incitare questo popolo bellicoso a combattere in nome del Dio unico, Maometto furbastro, usò la buona vecchia tecnica del bastone(oggi) e della carota (domani), cioè del Paradiso e dell'Inferno. Ma in questo, sorpassò tutte le religioni passate e future

Il suo corano rigurgita di versetti che riguardano il paradiso che lui prometteva ai “buoni credenti” e all'inferno in cui gli “infedeli” sono condannati a stare fino alla fine dei tempi. Ci se ne convincerà leggendo lo studio analitico del Corano che costituisce l'altra parte del presente studio. Il paradiso di Maometto è una specie di Disneyland versione araba, un vero paradiso di cartapesta che migliora continuamente di surata in surata

Va da sé che per un povero diavolo che vive in una delle regioni più desertiche del pianeta, il paradiso dai mille fiumi pieno di vergini dalle tette tonde può subito diventare un vero mito, per non dire una reale ossessione.

Il paradiso potrà affascinare tanto facilmente, quanto l'inferno degli infedeli farebbe impallidire di gelosia i discepoli del marchese di Sade :
Sourata IV (4), versetto 59 : Quelli che rifiuteranno di credere ai nostri cenni, li metteremo sul fuoco ardente. Appena la loro pelle sarà bruciata, noi li rivestiremo con un'altra, per far loro subire un supplizio crudele. Dio è possente e saggio.
Sourata XVIII (18), versetto 28 : abbiamo preparato per gli infedeli il fuoco, che li circonderà con le sue mura. Quando imloreranno aiuto, si darà loro acqua bollente come metallo fuso, che brucerà loro la faccia.
Sourata XXII (22), versetti 20 & 21 : i fedeli e gli increduli sono due avversari che litigano su Dio ; ma i vestiti degli infedeli saranno di fuoco, e l'acqua bollente sarà versata sulla loro testa.
Le loro interiora e la loro pelle ne saranno consumati ; saranno picchiati con bastoni di ferro
.

etc... etc...

Al contrario, che felicità per lo “shahid” – o martire della guerra santa – a cui si andrà persino a promettere il paradiso, quali che siano i peccati che ha potuto commettere prima della sua morte.

E siccome ciò non bastava forse per incitare i beduini a farsi uccidere in nome di Allah, Maometto finirà per promettere ai “moudjahidins” (combattenti della guerra santa contro gli infedeli) di poter intercedere presso Dio per far venire in paradiso 70 persone scelte da loro !
Immaginate dunque: migliaia di musulmani che fanno la fila davanti alla porta dell'ufficio di «Allah da grande & C» con la loro lista in mano...

Daniel Hourès riassume così il bastone e la carota :

A propos du Paradis des musulmans
L'inferno è descritto come una vera sala di torture, mentre il Paradiso (al-janna) assomiglia molto a un bordello, in cui gli uomini possono godere, senza sosta, delle numerose húrí ("fanciulle, modeste di sguardo, loro coetanee" (XXXIII, 49-52; LVI, 36-7; XXXII, 48-9), "vergini" (LVI, 37; LII, 20; LXXXVIII, 33), "mai prima toccate da uomini o gin" (LV, 56, 74), "fanciulle buone e belle" (LV, 70), "dai grandi occhi neri" (XLIV, 54; XXXVII, 48; LII, 20; LVI, 22)), tra fiumi di vini che non inebriano. Ogni musulmano morto nella Jijad (Sahid) è sicuro di accedere immediatamente a questo paradiso molto materialista.
A propos du Paradis des musulmans

Bisogna essere particolarmente ingenuo per credere a tali baggianate. Cionondimeno in numerose regioni del mondo sotto il potere dell'islam, migliaia di poveri tipi, condizionati dall'insegnamento coranico, sono pronti a farsi uccidere – e a uccidere, decine, centinaia, e persino migliaia d'innocenti – per la fede in queste ciance.

E tuttavia, si trovano decine di queste pretese «  scuole coraniche » che, nel cuore stesso delle nostre nazioni evolute, distillano insidiosamente queste menzogne grossolane e incitano una gioventù disoccupata, sbandata, senza vere radici, a morire da « martiri dell'islam ». A questi poveri diavoli, i nostri dirigenti non sono riusciti a far capire che non si costruirà il mondo di domani sui fantasmi dei popoli di ieri e d'avanti ieri.

E' una vera vergogna, per le nostre democrazie, lasciarsi insegnare simili asinate, simili incitazioni al crimine. Nessuna forma di « libertà religiosa » può giustificare l’incredibile lassismo di cui beneficiano le « scuole » coraniche, focolai di sedizione, d’intolleranza e di negazione dei diritti più elementari di cui le nostre democrazie si dicono essere gli strenui difensori.


Libertà di pensiero, si. Libertà d’insegnamento dell' intolleranza e del crimine organizzato, no !

SI agli uomini che decidono e agiscono consequenzialmente. No ai pecoroni dell’islam, a quelli e a quelle che belano col gregge e non funzionano che col bastone (oggi) e la carota (domani)!

E' veramente miserabile colui che ha bisogno della carota per fare il bene e del bastone per astenersi dal fare il male. E ancora più miserabile il « moudjahidin » che uccide degli innocenti immaginando che ciò gli permetterà di accedere a un paradiso che nessuno ha mai visto e che non vedrà mai!

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