Il Corano e l'Islam, studio storico e geopolitico > Democrazia
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chapitre 5bis
Islam democratico :
l'acqua disidratata ?

L’islam, data la sua natura, è una religione realmente e definitivamente compatibile con la nozione di democrazia?
Per saperlo, cerchiamo piuttosto la risposta alla domanda seguente : dopo la morte di Maometto nel 632, è esistita una nazione retta dall’islam e che si sia dotata d’un sistema politico autenticamente democratico?
La risposta a questa domanda è, purtroppo : no. Ciò che implica una risposta identicamente negativa alla prima domanda : no, l'islam non è compatibile con la nozione di democrazia, l'islam democratico non è l'islam, è una nozione astratta che non può corrispondere a NESSUNA realtà, proprio come l'acqua disidratata non è acqua e non corrisponde che a... un nulla, non esistente. Si potrà obiettare che il cattolicesimo nemmeno è una democrazia . Infatti, è una dittatura poiché i cattolici non eleggono né i preti né i cardinali, e ancor meno il papa, ma è una dittatura SENZA PIU' POTERE, né politico né giuridico, una « dittatura inoffensiva », che non ha nessuna forza di legge.
Proprio al contrario, come vedremo nel capitolo seguente, i regimi specificamente islamici sono TUTTI dittature, nel senso stretto del termine, che fanno leggi e le applicano con la violenza.

Alcuni paesi d’Africa del Nord hanno veramente tentato d’associare l’islam a una certa forma di socialismo « non marxista » (o « socialismo arabo ») ma la maggior parte di questi tentativi sono stati votati al fallimento a causa dell'avversione che le autorità musulmane mostrano nei confronti dei principi democratici. E secondo un « costume » tipicamente musulmano, i dirigenti politici che hanno tentato di « socializzare » l’islam sono stati assassinati o sono stati oggetto di tentativi d'assassinio. Fu il caso in Egitto, per Nasser e i suoi successori (fra cui Anuar el-Sadat). Fu ugualmente il caso in numerosi altri paesi islamizzati (in Africa e in Asia).

I capi religiosi musulmani, limitati e fanatici, sono incapaci di sottomettersi alla legge delle urne e alle decisioni prese da istanze democratiche. Non conoscono che la legge del coltello e della bomba !



Attualmente, le sole nazioni « islamizzanti » che riescono ancora a sfuggire più o meno alla dittatura dei « religiosi » sono la Libia del colonnello Gheddafi e la Tunisia del generale Ben Ali. Tuttavia, perché la pace possa regnarvi, è stato necessario instaurarvi un regime « forte » e, perciò, non democratico. Si constata dunque che l’islam s’oppone sempre alla democrazia, che i religiosi siano o no al potere. Se sono al potere (o se tirano le corde del potere, come in Arabia Saudita), instaurano una dittatura religiosa. Se non sono al potere, pesano – in un modo o nell'altro – sull'esercizio del potere.

L’esempio della Tunisia è edificante perché questo vecchio protettorato Francese ha sempre tentato di comportarsi come nazione democratica e ciò, malgrado le pressioni esercitate dalle autorità musulmane. Quando è salito al potere democraticamente, il 2 ottobre 1987, il generale Zine el-Abidine Ben Ali era senza dubbio animato dalle migliori intenzioni. Ma sapeva anche che avrebbe dovuto mantenere un equilibrio difficile nel suo piccolissimo paese incastrato tra la polveriera algerina e il regime militare libico. Dopo il « periodo Bourguiba », avrebbe dovuto rendere sicuro un paese che vive essenzialmente del turismo e che non poteva permettersi, pena gravi difficoltà economiche, di lasciarsi contaminare dalla peste islamica, già molto presente in Algeria.

Si sa che il generale Ben Ali, che era stato dapprima nominato primo ministro, aveva preso la decisione di destituire « piano piano » il vecchio leader Habib Bourguiba. In virtù dell’articolo 57 della costituzione tunisina, e su parere di sette medici (nominati dal Procuratore generale della repubblica), lo stato d’« incapacità assoluta » era stata constatata nel vecchio capo di stato la cui salute mentale era diventata aleatoria.

E fin dal 1987, il regime tunisino s’era coraggiosamente impegnato in una prova di forza contro gli islamisti che sognavano di mettere il paese a ferro e fuoco. Fino ad oggi, il « sistema Ben Ali » ha perfettamente funzionato e la piccola Tunisia rimane uno dei rarissimi paesi musulmani che si possa ancora visitare senza temere per la propria vita (a parte l’unico attentato mortale di Djerba).

Le général Ben Ali, président de la république tunisienne depuis novembre 1987
Il generale Ben Ali, presidente della repubblica tunisina dal novembre 1987.

Con molta evidenza, l’instaurazione d’un « regime forte » non è esente da derive e abusi. Ma nel caso della Tunisia, questi inconvenienti sono veramente poca cosa paragonati a ciò che succederebbe in questo paese se gli integralisti musulmani riuscissero a infiltrare il potere. E' ciò che i « fautori dei diritti dell'uomo » non possono o non vogliono capire. Non vogliono ammettere che la democrazia « all’europea » non è concepibile in un paese in cui la religione musulmana è preponderante e persistono a brandire i « diritti dell'uomo » che noi abbiamo già molta difficoltà a far rispettare nei paesi del blocco occidentale !

Il generale Ben Ali non ha nulla di un orco. E' un uomo spesso e volentieri gioviale che non rinnega la sua cultura magrebina né la sua volontà di mantenere una reale apertura verso l’Occidente. A suo favore, bisogna anche osservare che la Tunisia non era già strettamente « democratica » all’epoca in cui Bourguiba ne era il presidente. Ben Ali ha ereditato una situazione più che delicata che lui gestisce piuttosto bene. Per la Tunisia - tenuto conto della situazione che si conosce e che è imputabile ai musulmani « riformisti » - Zine el-Abidine Ben Ali è un buon capo di stato. E' in ogni caso molto sicuramente il meno cattivo di quelli che dirigono una nazione islamizzata.

carte du Maghreb
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Su questa carta del Maghreb, si può vedere quanto è scomoda la posizione della Tunisia, piccolo paese senza grandi risorse accanto alla polveriera algerina. Per fortuna, la situazione è stabile in Libia grazie al regime « forte » del colonnello Gheddafi. In Marocco, la situazione si degrada lentamente ma certamente, a causa della pressione integralista. Idem in Egitto. Il blocco Libia -Tunisia impedisce, da più di venti anni, che la contaminazione integralista si propaghi all'insieme dell'Africa del nord. Ma molto stranamente, i paesi occidentali (USA, Gran Bretagna, Francia,…) non hanno smesso di manovrare per destabilizzare i regimi libico e tunisino . Avete detto strano ?

A sud del Magreb, i paesi della zona sahariana sono molto largamente islamizzati e fortemente contaminati dall'islam « puro e duro ».



Nel caso dei vecchi possedimenti francesi dell'Africa del nord (Algeria e protettorato del Marocco e della Tunisia), non si può che deplorare l'influenza nociva che gli ambienti politici francesi hanno potuto esercitare (e esercitano ancora) in questi paesi. Essa deriva essenzialmente da una ignoranza profonda della realtà islamica. Come tutti gli Occidentali, i Francesi che ignorano l’islam hanno tendenza a considerare le cose « all'europea » e non « all'orientale ». Da qui i gravi errori politici che sono stati commessi una volta e che alcuni persistono a commettere attualmente. A rischio di ripeterci, noi riaffermiamo ad alta voce che la democrazia « all'occidentale » sarà inapplicabile nei paesi islamizzati fino a quando il corano resterà la base dell'insegnamento e il fondamento della società.

L’insegnamento coranico, insistiamo molto su questo punto, è una specie di lavaggio di cervello e di intasamento cranico. Quelli e quelle che sono stati sottoposti a questo insegnamento fin dalla più tenera età diventano incapaci di giudicare da soli, di rimettere in questione, sé stessi e il sistema loro imposto. Sono nel contempo inadatti alla democrazia e predisposti al fanatismo.

Un giorno, un Tunisino residente in Francia si lamentava del fatto che, secondo lui, la metà dei Tunisini (della Tunisia) sorvegliava l'altra metà. Ma dimenticava di dire che è ciò che succede in TUTTE le comunità musulmane !

Le comunità musulmane rette dalla omma sono fatte in modo tale che ognuno sorveglia le imprese e le gesta degli altri. La vita privata, nel senso stretto del termine, non esiste presso i musulmani perché la « comunità dei credenti» si arroga il diritto di giudicare il comportamento di quelli e di quelle che ne fanno parte o che si suppone doverne far parte.

Ciò che fa la differenza tra la Tunisia e altri paesi islamizzati, è che in Tunisia si va a « spettegolare » presso la polizia mentre altrove si va a « spettegolare » presso gli imam, presso gli ayatollah o presso i talebani. In Tunisia, questo sistema di delazione può mandare un uomo (o una donna) in prigione ma altrove è all'origine di omicidi perpetrati in nome della sharia. Secondo voi, qual'è il meno cattivo dei due sistemi? ? Perché è proprio in termini di "meno cattivo" che bisogna ragionare, e non in termini di "migliore" come fanno gli occidentali, ingenui cristiani o fissati dei diritti dell'uomo, utopisti, che non hanno mai aperto un corano nella loro vita.



Il regime Libico è per finire abbastanza vicino a quello che è stato instaurato in Tunisia e ciò, anche se la personalità del colonnello Gheddafi è molto diversa da quella del generale Ben Ali. Nei due casi, si tratta di un « socialismo alla moda islamica », d' un socialismo « non marxista » che non ha che qualche rassomiglianza con le forme europee di socialismo, almeno nella forma esteriore. Perché sullo sfondo, il principio « socio-economico » non è molto lontano da ciò che poteva essere nei paesi del vecchio blocco comunista. Il socialismo arabo ha lo scopo di controllare l'economia in modo « dirigista » (non capitalista), di dare lavoro alla maggioranza, di riassorbire il pauperismo, di promuovere un'educazione indipendente e accessibile a tutti (e a tutte) ma anche, evidentemente, di porre degli argini all'oscurantismo. Il socialismo arabo è dunque una vera forma di socialismo ma adattata al contesto in cui è obbligato a muoversi.

Notiamo che gli Stati Uniti, paese i cui dirigenti sono allergici ad ogni forma di socialismo, hanno sempre tentato di dare scacco al socialismo arabo. Hanno finanziato numerose azioni terroristiche prendendo di mira i dirigenti degli stati musulmani laici e soprattutto quelli che avevano avuto il coraggio di nazionalizzare settori economici un tempo controllati dal capitalismo occidentale (come il petrolio libico). I dirigenti americani persistono in questa politica inconcludente che ha contribuito a indebolire i regimi più stabili (e i meno ignobili) a vantaggio di regimi tipicamente islamici. Si sa ciò che deriva dal loro intervento ingiustificato (e ingiustificabile) In Iraq e dalla loro volontà di far cadere il regime laico della Siria (della stessa ispirazione di quello che regnava in Iraq). Americani e Inglesi hanno aperto completamente il vaso di Pandora. Hanno liberato i demoni che si trovavano chiusi e, adesso che si sono infangati nel pantano mesopotamico, vorrebbero che il resto del mondo voli in loro aiuto !



carte de l’Afrique sahélienne, u Sud duMaghreb
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L'Africa saheliana, posta proprio a sud del Magreb, ha subito molto presto gli effetti della contaminazione musulmana. L’islam vi è stato importato dagli schiavisti musulmani e imposto alle popolazioni autoctone secondo le leggi coraniche che autorizzano l'eliminazione fisica degli « idolatri » e degli « infedeli » che rifiutano di convertirsi. E' a partire da questa regione dell'Africa che l’islamizzazione ha proseguito a poco a poco verso i paesi dell'Africa nera. Il basso tasso d'alfabetizzazione la povertà delle popolazioni africane facilita la penetrazione di una religione musulmana che si presenta come « liberatrice » e s'impone con una demagogia volgare. Il metodo è lo stesso in altre parti del mondo, particolarmente in Asia.



C'è da sperare che i paesi dell'Unione Europea rifiuteranno di farsi coinvolgere, in qualunque modo, nelle azioni di guerra condotte dagli anglo-americani in Medio Oriente. Che Bush et Blair paghino la fattura. Noi non abbiamo niente a che vedere con questa fogna (vedi ciò che è detto d'altronde a questo proposito) !

Noi dobbiamo anche evitare di proporci come « datori di lezioni » di fronte a regimi politici che, senza essere perfetti (i nostri nemmeno lo sono, anzi...), rimangono dei baluardi contro la propagazione del fascismo islamico. Dovremmo al contrario, rassicurarli col nostro appoggio e aiutarli al meglio nella loro difficile missione. E' il caso della Tunisia del generale Ben Ali ma è anche il caso della Russia che si sforza di ostacolare la penetrazione islamica che parte dalla sua base in Cecenia.

Puliamo davanti alla nostra porta prima di pretendere di fare le pulizie dai nostri vicini e dappertutto nel mondo. E' anche e soprattutto ciò che dovrebbero fare gli Anglo-Americani : riconsiderare il fondamento della loro politica estera e smetterla di praticare una politica puramente opportunistica e mercantile che non considera che i profitti a brevissima scadenza trascurando le considerazioni umane e le costanti storiche e geopolitiche.

les duettistes Bush-Blair faisant leurs adieux… à la politique !

Questa foto ha qualche cosa di profetico. Sono l'accoppiata Bush-Blair che danno l'addio… alla politica ! I dirigenti Americani e Inglesi si sono spesso comportati in modo irresponsabile sostenendo regimi antidemocratici molto pericolosi (Arabia Saudita, Pakistan,…) e lottando, al contrario, contro regimi che non minacciavano per nulla la pace nel mondo ma che avevano avuto il torto di dispiacere al grande capitalismo internazionale. Il preteso « asse del male » non è che una menzogna inventata dall'amministrazione Americana conservatrice per ingannare l’opinione pubblica. L’incongruenza di Bush e di Blair non ha fatto che rinforzare il vero asse del male, quello che passa da Riyad, la Mecca e Medina.

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